Discografia

 


Polifonia sacra e profana nell'antica Siena
a cura di Sandra Panzani

Dal XIII al XV secolo le due principali istituzioni cittadine, la Cattedrale e il Palazzo Pubblico, si erano equamente divise il ruolo di punti di riferimento della vita musicale senese; l'uno aveva al suo servizio, oltre ad un organista e maestro di cappella, una banda di strumenti a fiato ("pifferai"), l'altra vantava una tradizione di organisti e cantori che nel 1505 condusse alla fondazione della Cappella della Metropolitana. Nel corso del XVI secolo, nonostante il generale declino seguito alla caduta della Repubblica Senese, essa acquisì sempre maggiore importanza grazie all'opera dei suoi maestri tra i quali Andrea FelicianiFrancesco BianciardiAgostino Agazzari. Accanto ai luoghi "ufficiali" legati alla vita religiosa e politica, notevole importanza culturale rivestivano le libere associazioni delle Accademie, presso le quali si svolgeva una fervida attività letteraria e teatrale estesa anche a rappresentazioni di opere musicali, che annoverava tra i suoi membri gli stessi maestri di cappella della Cattedrale.

Francesco Bianciardi (Casole d'Elsa, 1572 - Siena, prima del 21.9.1607), organista e, dal 1597, maestro di cappella della Cattedrale di Siena, Accademico Intronato col nome di "Accordato", fu autore di mottetti, salmi, canzonette spirituali, madrigali. La sua personalità artistica, pur legata al modello palestriniano per la levigatezza della scrittura e la tendenza all'astrazione spirituale, mostra la graduale evoluzione dalla modalità al senso armonico e tonale che lo porterà, tra i primi, a introdurre il basso numerato (Breve regola per imparar' a sonare sopra il Basso con ogni sorta d'istrumento, Siena 1607). Il mottetto Qualis est dilectus, su testo tratto dal Cantico dei Cantici, si svolge in forma dialogica tra il coro e la sposa la cui parte, ricca di fioriture e finemente ornata, è affidata alla voce superiore. Emitte spiritum tuum è un mottetto dal nitido tessuto contrappuntistico in cui le voci si susseguono e s'intersecano in un fluente e rarefatto giuoco imitativo; diatonismo e andamento melodico che asseconda la parola nel moto ascendente degli incisi e nello slancio dei melismi caratterizzano l'Exultate Deo, del quale si conserva anche l'intavolatura organistica. Il De profundis, che mantiene il modo ipofrigio originale del salmo gregoriano, è eseguito secondo la prassi dell'alternanza, secondo la quale ad ogni versetto intonato dal solista segue, ad eccezione dell'ultimo, un versetto elaborato polifonicamente.
Il madrigale Del vago roscignuolo esprime l'inquietudine del poeta che crede di riconoscere nel canto dell'usignolo la voce dell'amata: i madrigalismi si manifestano negli andamenti leggeri che sottolineano le parole "vago", "venti", "sospir", "canti", nell'improvviso cambio di clima e nella scrittura a valori larghi sulle parole "quando" e "madonna", nell'intervallo di quinta discendente sulla parola "ferì".

Agostino Agazzari (Siena, 1578 - 1642), Accademico Intronato col nome di "Armonico", tra il 1602 e il 1606 circa visse a Roma, dove ricoprì la carica di praefectus musicae al Collegio Germanico-Ungarico e dove nel 1606 fu rappresentato il dramma pastorale Eumelio. Nel 1607 a Siena pubblicò quello che è considerato il primo trattato sul basso continuo, Del sonare sopra 'l basso con tutti li Stromenti e dell'uso loro nel Conserto. Contenuto nel primo libro di Sacrarum Cantionum (Roma, 1602), il responsorio Caligaverunt oculi mei a sei voci si caratterizza per l'espressività delle singole parti, intensificata dall'uso costante della dissonanza, nell'ambito di una scrittura di lineare chiarezza. Nella prefazione al secondo libro (Roma, 1603) egli accenna ad un "novo stile" adottato in tali opere e ricercato nel "maggiore affetto...del cantare, ed ispirar vivamente le parole", secondo la maniera "propria del concerto". Questa scelta stilistica si conferma nella terza raccolta (1603) della quale fa parte il salmo Omnes gentes plaudite manibus, dove si evidenzia l'uso della tecnica dei cori concertanti, nel senso di dialoganti.

Tommaso Pecci (Siena, c. 1576 - 1606), Accademico dei Filomeli col nome di "Invaghito", è decisamente un seguace del "novo stile" indicato dall'Agazzari: lo stesso Monteverdi lo cita come rappresentante della "seconda prattica". Nei Responsoria della Settimana Santa, facenti parte di una raccolta pubblicata nel 1603 a Venezia (città in cui furono stampate anche le altre sue composizioni) la scrittura, in prevalenza accordale a valori larghi talora interrotta da pause, comunica un senso di staticità e di dolorosa attesa, animandosi e arricchendosi di diminuzioni e imitazioni in alcune parti solistiche dei versetti o in relazione al testo. L'espressività è resa più drammatica dall'impiego di tessiture gravi, specialmente al contralto, di ampie escursioni intervallari, cromatismi e dissonanze sotto forma di ritardi. Il tramonto dello stile contrappuntistico e modale a favore di quello armonico - verticale, unitamente al processo di intensificazione espressiva, si configura nell'opera del Pecci, analogamente a quanto avviene in quella di Gesualdo, come passaggio dall'universo ordinato e razionale del Rinascimento a quello tormentato e visionario dell'epoca barocca.

Prima donna ad avere pubblicato composizioni musicali, nel 1566, Maddalena Casulana(Casole d'Elsa, Siena, 1540?), cantatrice, suonatrice d'organo e virtuosissima di liuto, è autrice di tre libri di madrigali e di madrigali contenuti in raccolte antologiche. Morir non può il mio cuore, a quattro voci, fu pubblicato nel 1566 nel primo libro de Il Desiderio, e ristampato ne Il primo libro de madrigali a quattro voci (Venezia, 1568), interamente della Casulana. La sensualità del testo, di autore ignoto, nello stile petrarchista tipico del madrigale cinquecentesco, si esprime musicalmente nella tensione cromatica delle linee melodiche. Appartenente al Secondo libro (Venezia, 1570) è invece il madrigale O notte o cielo o mar, composto su un'ottava di Vincenzo Quirino, di contenuto amoroso. Gli elementi della natura, chiamati a partecipare alla sofferenza del poeta, sono evocati attraverso la varietà della scrittura musicale, ora staticamente accordale ("o notte"), ora incalzante ("valli, selve, boschi"), ora agile e imitativa ("fere snelle").

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